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La necropoli di Novilara

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La necropoli di Novilara

Il Museo Archeologico Oliveriano conserva i materiali di scavo rinvenuti nella Necropoli di Novilara, uno dei più importanti centri dell’età del ferro. La raccolta comprende esemplari di tombe ad inumazione rannicchiata, due stele, centinaia di corredi funebri, e iscrizioni.

La stele di Novilara

La stele di Novilara o stele della naumachia è un celebre esempio di arte picena del VII-VI secolo a. C.: si tratta di una  novella epigrafica redatta in linee graffite su un blocco di arenaria, in cui sono stati individuati sette nuclei narrativi intrecciati tra loro, ognuno dei quali racconta per immagini una serie di azioni che durano nel tempo.

La stele, giunta a noi incompleta, faceva parte di un monumento funebre: il suo scopo doveva essere la narrazione delle gesta del defunto assieme alle circostanze della sua morte.

Elmo a ogiva

Si tratta di un elmo a forma troncoconica, con pareti convesse, recante una doppia fila di fori per il fissaggio della cresta; ai lati, vicino al bordo, due coppie contrapposte di fori, con la funzione di fissare un rivestimento interno di materiale deperibile, un soggolo o dei paraguance. Questa tipologia di elmo risulta essere la più diffusa all’interno delle necropoli di Novilara, essendosi rinvenuti esemplari simili dalle tombe Servici 2, 16 e nella tomba Molaroni 131.

Novilara costituisce in Italia il sito in cui si concentra il maggior numero di esemplari di elmo a calotta conica; in Italia questa tipologia di elmo è documentata, oltre che a Novilara, a Verucchio.

Elementi per collana in osso e pasta vitrea

Si tratta di un insieme di 1581 perle di pasta vitrea bianca, giallognola e marrone con resti di tessuto, due distanziatori rettangolari in osso con sei fori passanti ciascuno, due grossi distanziatori rettangolari con margini rialzati con dodici fori per lato, undici vachi tubolari in osso, trenta pendenti romboidali in osso con foro nella parte superiore, dieci pendenti trapezoidali in osso con foro nella parte superiore, uno dei quali conserva resti di anellino di bronzo. La composizione di questi oggetti è realizzata arbitrariamente, in quanto i vari elementi furono rinvenuti ammucchiati presso il fianco destro dello scheletro. Elementi per collana simili furono rinvenuti nella tomba 1 dello stesso sepolcreto e nelle tombe 28, 65, 127 e 129 del sepolcreto Molaroni del VII secolo a.C.

Hydria di bronzo

L’hydria è una tipologia di vaso: quella della necropoli di Novilara è di tipo laconico con largo labbro espanso su collo cilindrico, caratterizzata da alta spalla arrotondata su corpo ovoidale, anse impostate orizzontalmente alla base della spalla che terminano alle estremità in una protome femminile con funzione di attacco affiancata da due teste equine.
L’ansa verticale è costituita da un gruppo di figurine plastiche con la parte posteriore piatta.
Il gruppo è costituito da coppie di cavallini e leoni sostenute da serpenti con funzione di attacchi ai lati di un guerriero ritto, con i piedi nudi puntati su una palmetta rovescia. Il despotes on hippon indossa una corta corazza che lascia scoperta la metà inferiore del corpo e ha la testa protetta da un elmo di tipo corinzio con cimiero a duplice lophos lunato.
L’hydria è attribuita a maestranze magnogreche, forse tarantine, operanti sotto influenze laconiche e risale al secondo quarto del VI secolo a.C.

Ansa d'hydria

L’ansa appartenente ad un hydria di tipo laconico è costituita da un gruppo di tre guerrieri sostenuti da una coppia di serpenti divergenti che costituiscono gli attacchi; in essa è rappresentata una scena di duello tra due guerrieri affrontati sul corpo di un caduto  che giace bocconi sul petto, di profilo verso destra.
I guerrieri sono armati di corazza e corta tunica (ad eccezione del guerriero di sinistra), schinieri ed elmo di tipo corinzio. Il duellante di destra imbraccia uno scudo a due lobi con due sfingi agganciate in posizione araldica come episema.
Attribuita a maestranze magnogreche forse tarantine, operanti sotto influenze laconiche, risale al secondo quarto del VI secolo a.C.

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