Orari Lunedì e Giovedì: 14:00 - 18:30 / Martedì e Mercoledì: 9:00 - 18:30 / Venerdì: 9:00 - 14:00
Il Museo Archeologico Oliveriano attualmente non è visitabile: le relative sezioni sono in aggiornamento.

Anemoscopio

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Anemoscopio

L’ anemoscopio del Museo Oliveriano, risalente al II sec. D. C., fu rinvenuto fortuitamente nel 1759 a Roma: un antiquario, Francesco Alfano, lo acquistò da alcuni contadini che lo avevano trovato lungo la Via Appia mentre stavano scavando il terreno per una vigna. L’antiquario lo vendette all’archeologo Paolo Maria Paciaudi, che lo donò all’Olivieri (“perché ne facesse l’ornamento del Vostro Museo su qualche caposcala”), dopo averlo illustrato e pubblicato nei suoi Monumenta Peloponesia. L’Olivieri gradì moltissimo il dono, ma non ne fece mai menzione in alcun opuscolo o postilla del suo Marmora Pisaurensia, forse per il modo in cui ne era venuto in possesso: lo stesso Paciaudi, nella lettera gli raccomandò di agire con cautela per evitare noie col Presidente delle Antichità di Roma.
Forse per questo alla morte dell’Olivieri l’anemoscopio cadde nel dimenticatoio, tanto da non risultare nell’inventario descrittivo dei marmi oliveriani del 1899, e da essere conservato prima disgiunto in due pezzi, e poi addirittura messo da parte fino al rinvenimento nel sotterraneo del Museo da parte di Italo Zicari, Direttore dell’Oliveriana dal 1946 al 1974 (cfr. Italo Zicari, L’anemoscopio Boscovich del Museo Oliveriano di Pesaro, Studia Oliveriana 1954).

Si tratta di un disco di marmo lunense, rotto in due pezzi perfettamente combacianti, recante sulla faccia superiore il planisfero e sulla fascia dello spessore i nomi greci, traslitterati in latino, di dodici venti (gli stessi nomi riportati da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia).
Lungo il foro centrale doveva passare l’asta della banderuola, mentre negli altri fori lungo la circonferenza erano alloggiate delle punte di bronzo. Nella faccia superiore sono poi tracciati sei diametri, i cui estremi terminano coi piccoli fori summenzionati; quattro di essi raggiungono gli estremi di quattro parallele (tropici e circoli polari) disposte rispettivamente due sopra e due sotto a un diametro orizzontale (linea degli equinozi), mentre il sesto diametro (meridiano celeste) è tracciato perpendicolarmente a quest’ultimo.

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